
Salvo è un monologo performativo in cui il racconto teatrale si intreccia con un live di musica elettronica.
Il suono è in parte generato in scena — attraverso l’utilizzo di sintetizzatori (Korg Volca), microfono e drum machine — e in parte diffuso dalla regia, con una funzione più ambientale ed evocativa.
La drammaturgia sonora alterna fonti in scena e diffusione in sala, costruendo una precisa spazializzazione: la cassa in scena veicola la presenza, l’azione e la parola incarnata; l’impianto di sala introduce invece un piano ambientale, evocativo e immaginifico. Si dà così vita a un amarcord di inizio secolo da cui emerge, senza moralismi, una riflessione sul rapporto con la malattia, sulla mascolinità ordinaria e sul mondo del divertimento, nel suo legame profondo con l’adolescenza.
Salvo non é un uomo graziato dalla fama. Si puó dire che non é arrivato neanche a quello status minimo di “persona interessante” che avrebbe voluto, e forse é proprio questo che lo rende l’artista che non sa di essere.
Non é un uomo virtuoso, non è un eroe, un santo, un vincitore, ma neanche un “ultimo”: é un uomo complicato che vive una condizione compicata, come la maggior parte di noi, con la faccia pulita e un’anima torbida e frammentata.
Salvo é un vocalist degli anni d’oro della riviera romagnola, un folle vitellone dei duemila che ha sfiorato la notorietá per poi arenarsi in una vita di buonsenso, ma quest’ordine sta per essere ribaltato dall’arrivo di un referto medico: Sclerosi Laterale Amiotrofica.
È il 31 dicembre. Il vecchio pontile, da qualche parte nella Riviera riminese, regge quasi per magia Salvo, una cassa, un microfono, un seggiolino da pescatore, due bottiglie di gin e tonica.
Il pontile diventa il set arrabattato di un club dei primi 2000 dove a ballare saranno il vento, le onde e i lampi di una tempesta in arrivo. Ma a pesare sul legno marcio più di tutto sono i fantasmi, vivi e non, che osservano questo bimbo di quarantadue anni mangiarsi il futuro sostituendolo a una accozzaglia di menzogne e illusioni sbiascicate al microfono in un esorcismo alcolico danzato al cospetto di Poseidone in persona.
Un esorcismo dalla morte, dalla decadenza del corpo, una catarsi che culminerá abbracciando l’ignoto e venendo a patti con l’impermanenza della vita e delle sue trame destinate a svanire.
Qual’è il ruolo che ci scegliamo per difenderci dall’ignoto?
Tanti baci dalla riviera
S A L V O – o m b r e s o t t e r r a n e e#2
6 ottobre 2026
